Reggio Calabria e la borghesia dei mezzadri

Purtroppo la codesta borghesia reggina, ha presentato negli anni un modo di agire egoistico, poco orientato al bene comune e allo sviluppo della città è invece apparsa ben determinata ad acquisire pennacchi veri o illusori. Un amico anziano mio raccontò anni or sono l’origine di questa classe sociale, che lui stesso definiva la Borghesia dei Mezzadri.

di Giuseppe Modafferi

Capita spesso di sentire che le responsabilità ataviche delle condizioni di crisi della città  di Reggio Calabria siano imputabili ai cittadini incivili, ineducati, “lordazzi”. Altre vote si sente che è tutta colpa della politica. Analizzato il costante processo di decadimento culturale sociale e politico della città sono emersi alcuni aspetti interessanti. 

La Politica è frutto di un’attività che coinvolge l’elettore al momento del voto, ma non dimentichiamo quell’attività preparatoria di formazione e selezione della potenziale classe dirigente che negli ultimi secoli è stata svolta dalla cosiddetta borghesia: sia essa intellettuale, o economica. Pertanto la variabile maggiormente responsabile sulle condizioni politiche e sociali della città, sul suo declino oramai atavico, è proprio la borghesia: considerati i compiti a lei demandati, ripeto di selezione e formazione della nuova classe dirigente, per creare le condizioni di una buona e civile amministrazione. 

Purtroppo la codesta borghesia reggina, ha presentato negli anni un modo di agire egoistico, poco orientato al bene comune e allo sviluppo della città è invece apparsa ben determinata ad acquisire pennacchi veri o illusori. Un amico anziano mio raccontò anni or sono l’origine di questa classe sociale, che lui stesso definiva la Borghesia dei Mezzadri. Il mezzadro era il cosiddetto colono del nobile o borghese agricolo, che curava la terra e divideva il raccolto con il concedente. Quando la borghesia illuminata si è trasferita i mezzadri/coloni hanno occupato lo spazio sociale politico ed economico che si era liberato, mantenendo però l’approccio della mezzadria e senza quella evoluzione culturale genetica che si rendeva necessaria.  Tale mancata evoluzione è riscontrabile fino ai nostri giorni. Oggi è proprio una cultura da colono/mezzadro che determina i destini della città. Che influenza l’economia, la cultura dei cittadini, le scelte politiche: determina la scelta e la formazione della classe politica.  Il mezzadro avendo l’approccio da colono continua a mantenere questa subalterna visione di vita, continua a trafficare con chi ha il potere per procurarsi il pennacchio da ostentare, che a suo modo di vedere lo eleva nella società. Ed ecco che nella politica locale non ci si muove per ideologie e valori, ma per interesse personale. Vale più che mai il detto “Francia o Spagna purché se magna”. Ultimi esempi li riscontriamo nelle ultime elezioni amministrative, persone che saltano da destra a sinistra con agilità da babbuini, imprenditori che dichiarano di dare appoggio in egual modo alla dx e alla sx, vale il pensiero “sono un professionista non posso espormi”, si cerca il compare di turno per risolvere la bega burocratica, si formano liste di parenti ed amici a prescindere della provenienza, delle capacità, l’importante è fare numero. E se si osserva il livello culturale e sociale medio degli eletti emergono forti dubbi sulle reali capacità a poter amministrare qualsiasi cosa: è cosi che la cultura mezzadra potrebbe continuare a perpetuarsi nel tempo. 

È un processo irreversibile? Potrà cambiare qualcosa? Fenomeni come l’emigrazione non aiutano ma si spera che col tempo si possa creare una borghesia intellettuale seria che dia avvio ad una rivoluzione culturale seria che elimini la cultura del mezzadro e dei pennacchi e strutturi una società basata sulla formazione e sul merito.

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