Palamara: l’indagine farsa che non ha cambiato nulla

In tutti questi anni dentro la magistratura ognuno si è guardato i fatti propri: ha galleggiato a vista in questo pantano di melma, magari con la speranza di riuscire a poter intercettare il personaggio giusto a cui accodarsi per ottenere favori e scatti di carriera.

Luca Palamara, definito capro espiatorio di professione gestiva le correnti interne alla magistratura fino a poco tempo fa. 

Lo sapevano tutti come funzionava il sistema, sarebbe ipocrita affermare il contrario. Lo sapevano bene sia quelli che sono stati intercettati ma anche quelli che invece sono rimasti immuni: per questioni temporali o perché effettivamente fuori dai giri di potere. 

E nonostante tutti sapessero, nessuno di loro, gli uomini di legge, ha mai davvero deciso con coraggio di fare emergere la verità. Ma insieme, tutti, hanno invece legittimato uno stato di illegalità interno a quell’istituzione che per regola l’illegalità dovrebbe contrastarla e distruggerla. Cosi come dovrebbero battersi per l’affermazione della verità.

In tutti questi anni dentro la magistratura ognuno si è guardato i fatti propri: ha galleggiato a vista in questo pantano di melma, magari con la speranza di riuscire a poter intercettare il personaggio giusto a cui accodarsi per ottenere favori e scatti di carriera. 

Poi ci sono quelli che hanno messo la testa sotto la sabbia per far finta di non vedere. Quelli poco negoziabili o spendibili, troppo lontani dai centri di potere e quindi rassegnati a un destino di mezza scrivania. Gli integerrimi? In magistratura specialmente non ne conosco! Anzi, credo che chi è rimasto fuori dai giri allegri è perché Palamara e compagni lo hanno voluto fuori, non perché abbia rifiutato favori o addirittura una promozione per questioni di integrità o di rispetto della meritocrazia. 

Poi un giorno, accade il prodigio: qualcuno pensa di “inserire” un troyan nel telefono di Luca Palamara e inizia ad ascoltare conversazioni, che sebbene gli stessi contenuti  fossero a conoscenza di molti, adesso erano tangibili, perché registrate. 

Tanto clamore per nulla, o quasi. La vicenda Palamara ci insegna che è cambiato tutto per non cambiare niente. Piero Sansonetti commenta scrivendo  che “nessuno processa la magistratura nemmeno la magistratura stessa”. E questo è indiscutibile… Era facilmente prevedibile che sarebbe finito tutto sotto il tappeto di questa sporca Repubblica.

Si sapeva bene dall’inizio che non ci sarebbero state grosse conseguenze: che nessuno dei signori promossi, per essere parte di un’associazione masso mafiosa, sarebbe stato rimosso dalla sua bella poltrona. Che il coinvolgimento trasversale del Quirinale, della Procura Nazionale Antimafia e di tanti altri non sarebbe mai stato rimarcato…

Sembra una sceneggiatura perfetta. Un piano messo in atto in cui si salvano tutti tranne uno.

Chi ha voluto davvero questa indagine? 

Perché l’hanno portata alla ribalta mediatica se alla fine si sapeva che i pesci grossi sarebbero rimasti illesi???

Qualcuno cercava un cambio di guardia, e bisognava far fuori Luca Palamara? O meglio quell’apparato politico che lo sosteneva??? 

Era forse quell’area PD rappresentata anche da Domenico detto Marco Minniti che qualcuno voleva penalizzare o depotenziare???

Stando ai fatti Luca Palamara mostrava deferenza e quasi servilismo solo nei confronti di Minniti: colui che comanda in Calabria, e di cui nessuno scrive mai nulla. L’uomo del faro, cosiddetto.

L’espulsione di Luca Palamara dalla magistratura, prevista il 16 ottobre, avverrà senza che l’ex capo delle correnti abbia fatto nemmeno un girono di galera. Senza che gli venga addebitato sul piano penale nessuno di quei numerosi reati ampiamente documentati e oggi abbonati  grazie a quel doppio standard che in Italia distingue i comuni mortali dai magistrati. Chiunque altro, sarebbe stato scorticato vivo, rinchiuso e buttata la chiave. C’è invece il rischio che Palamara prenda anche una bella buonuscita direttamente versata dalla “bacinella” dei colleghi che lo ringraziano per il salvataggio reciproco sebbene lui abbia offerto apparentemente l’estremo sacrifico.

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