La sconfitta delle donne

In questa tornata elettorale, non hanno perso le donne Angela, Maria Laura, Alessandra,​ [...], ma il sogno di emancipazione che da personale dovrebbe diventare globale, per una città maglia nera sotto ogni aspetto. La delusione che molte di noi​ vivono​ in queste ore non riguarda solo la sconfitta delle paladine imperfette, ma il presagio di aver spalancato le porte di Palazzo San Giorgio alla misoginia.

Era il 1 febbraio del 1945, quando l’Europa era ancora impegnata nella Seconda Guerra Mondiale e il Nord Italia è occupato dai tedeschi, che veniva emanato il d.l. che conferiva il diritto di voto alle donne italiane.
Dopo 75 anni di uomini che hanno rivestito il ruolo di Primo cittadino della città di Reggio Calabria, a Palazzo San Giorgio siederà l’ennesimo uomo.
Care donne, care reggine, “non abbiamo ancora sfondato quel tetto di cristallo. Ma la è colpa nostra!”
Certo, qualcuna ci riuscirà prima o poi, ma non adesso.

In questa tornata elettorale, non hanno perso le donne Angela, Maria Laura, Alessandra,​ […], ma il sogno di emancipazione che da personale dovrebbe diventare globale, per una città maglia nera sotto ogni aspetto.
La delusione che molte di noi​ vivono​ in queste ore non riguarda solo la sconfitta delle paladine imperfette, ma il presagio di aver spalancato le porte di Palazzo San Giorgio alla misoginia.


Il potere della misoginia, quel sentimento​ con​ conseguente​ atteggiamento​ di avversione e repulsione nei confronti delle​ donne, perpetrato indifferentemente da parte di uomini e delle stesse donne, è ancora​ fortissimo nella nostra società, per questo bisogna continuare a lottare contro di esso.
Le argomentazioni che abbiamo ascoltato e vissuto in queste settimane, rivelano atteggiamenti onnipresenti di misoginia e mostrano cosa NOI donne dobbiamo sopportare ogni giorno.


Tuttavia non sono bastate le offese, i turpiloqui e le molestie presunte: l’evidente mancanza di rispetto per le donne non è stato decisivo nella determinazione del voto. Se è vero che le giovani donne con un’istruzione medio-alta hanno condiviso le candidature delle “umilianti” quote rosa, lo stesso non può dirsi per le esponenti della vecchia generazione.
Ciò che noi donne desideriamo e aneliamo, è il cambiamento, e tutte le​ candidate, rappresentavamo un nuovo status quo.​
La società civile apparentemente sembra essere​ pronta a mostrare approvazione per le donne in politica. Ma è un sostegno provvisorio: basta che le stesse mostrino qualità​ ambizione, dignità, spina dorsale, per vedere quell’approvazione scomparire in un attimo. Come il sogno di essere maggioranza a Palazzo San Giorgio.

“Nessuna bambina reggina, dovrà ancora chiedersi se può diventare Sindaco, nessuna”!

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