La bassa macelleria di Facebook

Un festival di insulti di bassa macelleria, a cui i Lupacchini rispondevano, ma non per smorzare i toni, ma cercando esclusivamente di screditare la mia persona per alleggerire il carico della mia critica nei loro confronti.

Dopo aver espresso liberamente il mio non condividere la gestione della pagina che fa riferimento al procuratore Otello Lupacchini, si è scatenata una campagna diffamatoria nei miei confronti, istigata dal figlio Leonardo. Leonardo Lupacchini, amministratore della pagina “Retroscena Criminali nelle opere di Otello Lupacchini”, pubblicava un post in cui dichiarava che la mia critica alla sua pessima gestione era da ricondurre “ai commenti della gente semplice” e sgrammaticata. Questa sua esternazione, chiaramente strumentale fomentava una serie di post denigratori e offensivi nei confronti della mia persona, da parte di persone che si son sentite a loro volta offese… 

Un festival di insulti di bassa macelleria, a cui i Lupacchini rispondevano, ma non per smorzare i toni, ma cercando esclusivamente di screditare la mia persona per alleggerire il carico della mia critica nei loro confronti.

Stessa dinamica accaduta con nicola gratteri, solo che il procur-attore avendo gli apparati a disposizione, comandava ai direttori di giornali di pubblicare articoli contro la sottoscritta.

La violenza è la stessa. Cambiano solo gli attori.

Quello che mi dispiace profondamente è che pensavo che la famiglia Lupacchini avesse compreso la sofferenza profonda causata dalla mia lapidazione mediatica dovuta al mio arresto. Oggi infierire sulla mia persona, solo per aver espresso dissenso nella gestione folkloristica di una pagina riferita ad un procuratore della Repubblica, lo trovo un atteggiamento da sciacallo. Non ci si comporta cosi. Se la conversazione Facebook si fosse stata limitata all’analisi del mio dissenso, in ogni suo possibile aspetto, allora avremmo potuto discutere e confrontarci. Ma sono stata bloccata, per evitare che commentassi ulteriormente e poi offesa e bullizzata, solo per aver criticato un modus operandi. Ripeto, uguale alla “gestione gratteri”, che proprio i Lupacchini criticano appassionatamente. Se io avessi agito allo stesso modo sono certa che avrebbero sporto denuncia.

Non solo. Magicamente si materializzano una serie di commentatori seriali nella mia pagina che addirittura dichiarano di sapere che io “ricevevo favori da persone mafiose”. 

Va sottolineato che per la prima volta nella storia la malavita da e non prende: chissà forse per simpatia… 

Se cosi fosse, e speriamo che chi ha scritto questo “scoop” ne abbia le prove tangibili, sarebbe una vera primizia. Quello che va detto invece è che delude profondamente rendersi conto del livello tribale di alcune persone che gravitano sui social. Il pullulare di profili falsi, dietro i quali si nascondono vecchie ciabatte colme di frustrazione e di rabbia o mercenari a servizio dei fomentatori di odio.

La signora Veronica ad esempio, (profilo falsissimo) risponde ad un post provocatorio in cui io con la mia faccia, con il mio nome, domando “quale tipo di disturbo hanno le donne che prima si sposano i mafiosi e poi quando li arrestano dicono che non lo sapevano”. Ebbene la signora scrive da un computer localizzato nella provincia di Catanzaro.

Questo post era esplicitamente dedicato ad una persona in particolare, tanto squallida quanto squilibrata, che guarda caso vive nella provincia di Catanzaro. Le falsità pubblicate verranno certamente poste all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Si tollera lo scontro anche appassionato, ma l’accusa di essere favorita o di favorire persone di mafia è inaccettabile. Questo comportamento è inaccettabile: questa non è la normalità a cui ci possiamo abituare. Anzi, quando spuntano questi profili falsi vanno segnalati e bloccati. Difendiamo la libertà di Facebook dai vigliacchi senza volto che pensano di screditare la gente con le loro bugie.

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