Influencer? No, procuratore della repubblica

Vuoi fare l’attore, non fare il procuratore. Vuoi fare il blogger, l’infuencer come la Ferragni, non fare il magistrato. Vuoi fare il politico: ti dimetti da magistrato e fai quello che ti pare… Alle virtù dei giuristi come integrità, lealtà, imparzialità e alto senso della giustizia, si sono aggiunti protagonismo, presenzialismo, delirio di onnipotenza, scienza e conoscenza innata.

In Italia la questione etica nelle professioni legali sta diventando un problema molto serio, sebbene altrettanto sottovalutato. Tutti coloro che operano nel pianeta giustizia, avvocati, magistrati, notai, e forze dell’ordine dovrebbero avere piena consapevolezza del ruolo sociale che svolgono. Le “leggi del profitto personale” oggi sfortunatamente prevalgono su ogni altra istanza, compromettendo principalmente non solo la credibilità dell’istituzione stessa, ma soprattutto quel rapporto di fiducia con i cittadini che oramai è logoro da tempo. 

Alle virtù dei giuristi come integrità, lealtà, imparzialità e alto senso della giustizia, si sono aggiunti protagonismo, presenzialismo, delirio di onnipotenza, scienza e conoscenza innata. La funzione dei social media ha contribuito in maniera rovinosa a far si che gli standard etici e deontologici di molti operatori della giustizia subissero un volgare declino. La gestione della comunicazione personale di molti magistrati non si conforma ad uno standard di riservatezza e correttezza qualitativa che l’istituzione richiede. Esiste un contegno, un decoro e un senso del prestigio, che molti ignorano volutamente: elementi necessari a garantire il mantenimento del suddetto high standard.

Chiaro??? Vuoi fare l’attore, non fare il procuratore. Vuoi fare il blogger, l’infuencer come la Ferragni, non fare il magistrato. Vuoi fare il politico: ti dimetti da magistrato e fai quello che ti pare… 

In queste ore si è alimentata una polemica con Leonardo Lupacchini, figlio di Otello, l’ex PG della corte d’appello di Catanzaro, incentrata esclusivamente su questi temi. 

A mio personale avviso non credo che i contenuti condivisi nella pagina Facebook che fa rifermento al procuratore Lupacchini siano compatibili con la sua figura istituzionale. Questo, il nocciolo della questione. Il tenore della pagina è scaduto notevolmente principalmente nel momento in cui ci si è focalizzati su una ricerca ossessiva di “promozione del personaggio” senza, ripeto, tener conto del suo ruolo sociale. 

La pubblicazione di post di propaganda politica in riferimento al prossimo referendum, con tanto di articolazione del proprio credo, l’ho trovata inopportuna. Cosi come un video relativo alla partecipazione del procuratore Lupacchini ad un incontro di Fratelli D’Italia: intervento che il figlio contemporaneamente tenta di giustificare e promuove maldestramente. 

Avendo in questi mesi concentrato gli sforzi nella denuncia della politicizzazione della magistratura, cancro del sistema, oggi mi sento completamente delusa nel assistere ad un’omologazione verso dei criteri che personalmente aborro.

Della pagina che fa riferimento al procuratore Lupacchini non condivido l’intera gestione. A partire dalla pubblicazione compulsiva di post da parte di personaggi vari che sembrerebbero addirittura reclutati per fare questo ogni santo giorno: dall’alba al tramonto. L’invio di messaggi privati a tappeto per “esortare” ad invitare gli amici degli amici ad unirsi alla pagina; il “messaggio di benvenuto” che viene dato anche a personaggi con storici trascorsi criminali, tantomeno condivido certi post denigratori nei confronti di gratteri. 

Nella pagina di nicola gratteri queste sbavature nei confronti di altri magistrati non ci sono.

Adesso Parlo Io, pagina Facebook creata e gestita da una comune cittadina quale io mi ritengo, ha spesso pubblicato post aggressivi, provocatori, satirici e fortemente critici. E per via di quella libertà d’espressione che rivendico, direi che ci può stare! Ma nella pagina di un procuratore della repubblica, NO: lo trovo fortemente screditante!

La debole identificazione con il proprio ruolo istituzionale è gravissima, perché un magistrato non si può presentare come corpo separato dalla sua professione. Per me non esistono doppi standard comportamentali o operativi, ne propri modi di concepire o applicare l’etica o la deontologia. 

Non accetto e non condivido quel senso di “società dimezzata” che trasuda dalla pagina Retroscena criminali che spesso trascende in inutili post auto celebrativi. Mi riferisco a quel senso che la parte Superiore della società è chiamata a giudicare la parte inferiore. 

Basta leggere l’arroganza di certi commenti per comprendere che proprio nelle “teste” del gruppo esiste un forte pregiudizio non solo sul livello culturale dei poveri membri, ma anche sulle loro vicende giudiziarie. 

Non ho mai sostenuto il culto della bella scrittura “esoterica”, ermetica, barocca, e articolata a tutti i costi per ostentare sapienza, per mettere in difficoltà l’ignorante, per scolarizzare o per selezionare. Leonardo Lupacchini oggi in maniera strumentale ha scritto un post dove adduce la mia critica al fatto che la “gente semplice” commenterebbe la sua pagina. 

Proprio no! La caduta di stile non è la semplicità delle espressioni della gente che ha patito, che lui usa come numeri per gonfiare il contatore della sua pagina e il suo ego. Io quella gente la rispetto perché come me ha sofferto, toccando il fondo! 

La caduta di stile è proprio questa. 

Porsi dietro la bandiera della battaglia giusta per cercare gloria e consensi personali. Proprio come gratteri. 

Lo dico e lo ripeto perché sia chiaro: io non vendo libri, non cerco visibilità, né incarichi, né poltrone politiche. Scrivo e posto liberamente senza paura quando ho tempo, perché ho una vita, una famiglia e delle responsabilità.  Soprattutto perché io, Rosy Canale, esisto anche senza Adesso Parlo Io, senza gratteri, senza Facebook e non devo provare a niente nessuno. 

Sono estrema e lo riconosco. Per me vale il principio al di sopra di tutto. La regola, la coerenza, l’integrità. Senza distinzioni.

Non possiamo fare i combattenti, professare quello che  poi non siamo in grado di mettere in atto. 

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