Imponete il burqa: facciamo prima!

L’emancipazione è un processo che non è terminato, cara Ministra, ma che è in continua evoluzione, e che non possiamo permetterci di arrestare. La strada, insomma, è ancora molto lunga e faticosa e non crediamo che un fondo destinato alle casalinghe possa rilanciare il ruolo della donna.

l’Italia crede nelle donne, tutte, e scommette su di loro, soprattutto ora che ha l’opportunità di ripartire. 
Questo è il commento su Facebook di Elena Bonetti, ministra per la Famiglia.
Un provvedimento, spiega la ministra esponente di Italia Viva, che ha voluto e sostenuto con forza, pensando alla necessità che l’autonomia personale delle donne sia sempre sostenuta, anche nei contesti domestici. 

Nel DL agosto sono stati infatti stanziati, 3 milioni di euro per un fondo interamente destinato alla promozione della formazione personale delle casalinghe: servirà ad attivare percorsi volti a favorire l’acquisizione di nuove competenze.

Ad agosto, arriva quindi un fondo destinato alla formazione delle casalinghe. “Ci domandiamo, che tipo di formazione: nuovi metodi di stirare? come usare al meglio lo swiffer, il cattura polvere?”

Sono stati fatti molti passi avanti nei secoli, da quando le donne erano considerate alla stregua di semplici “oggetti” alla mercé degli uomini in una società esclusivamente patriarcale, situazione che ha contribuito ad alimentare anche falsi miti e leggende come quello, ad esempio, dello 
Ius primae  noctis“.

Grazie all’opera di donne coraggiose che hanno deciso di non piegare la testa, oggi la parte femminile della società occidentale, è riuscita a guadagnare diritti prima di allora interdetti, su tutti quello al voto – la grande lotta delle suffragette – ma anche altri direttamente o indirettamente legati all’essere donna, come quello per l’aborto o per il divorzio.

Dell’emancipazione femminile fa parte però anche la libertà di vestirsi nella maniera che si desidera e, non da ultimo, quella sessuale, su cui tuttavia sembrano esserci ancora oggi diversità di opinioni.
La strada, naturalmente, non è finita, nonostante i molti traguardi conquistati. Infatti ci sono ancora molti diritti per cui vale la pena lottare, affinché si possa parlare di reale emancipazione: in primis, occorre ridurre il gap salariale che ancora sancisce un netto confine tra la retribuzione maschile e quella femminile. A livello sociale, inoltre, bisogna impegnarsi per porre fine a ogni pratica che rigetta ancora oggi la donna in una condizione di inferiorità culturale, su tutte le mutilazioni genitali, i matrimoni combinati e le condanne, spesso anche molto gravi, per le donne che rifiutano di sottostare alla volontà maschile.

Ancora oggi, in tantissimi paesi, alle ragazze giovanissime non è permesso frequentare la scuola, ricevere la giusta istruzione e formazione, scegliere quando e con chi sposarsi, mentre, senza spostarci di troppi chilometri, nel nostro stesso paese ascoltiamo quasi quotidianamente fatti di cronaca che hanno per protagoniste donne maltrattate, abusate, addirittura uccise.

L’emancipazione è un processo che non è terminato, cara Ministra, ma che è in continua evoluzione, e che non possiamo permetterci di arrestare. La strada, insomma, è ancora molto lunga e faticosa e non crediamo che un fondo destinato alle casalinghe possa rilanciare il ruolo della donna.

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