Il vergognoso doppio standard della giustizia in Calabria!

San Luca VS Riace ecco cosa succede quando in Calabria l'anima nera si contrappone alla pelle nera: pagano pure quelli che credono in una possibile redenzione! Ma di quale razzismo parliamo? giustizia politicizzata: da reati ordinari a reati "umanitari"

La storia di Riace non ci insegna nulla in termini di accoglienza, di solidarietà ne di tutte le belle cose che vi raccontano: pagati a fior di milioni tutti siamo bravi a trovare soluzioni, sistemazioni e a creare opportunità.

La storia di Riace rappresenta le incongruenze di una giustizia che sfortunatamente in Italia non è uguale per tutti e che per prima opera una discriminazione razziale nei confronti dei calabresi, coadiuvata da una stampa serva perché politicamente schierata.  

Oggi mettiamo a confronto due storie, due realtà calabresi molto simili che condividono il valore del servizio verso gli ultimi: esperienze che  sono state trattate in maniera diametralmente opposta sia dalla procura che dalla stampa.

Da una parte abbiamo Mimmo Lucano, cittadino di Riace che mette in piedi a piccoli passi una serie di iniziative per l’accoglienza degli profughi giunti per mare sui famosi barconi. Col tempo costituisce l’associazione “Citta futura” per organizzare progetti di integrazione per immigrati, e lo fa principalmente utilizzando dei soldi pubblici, in un escalation che lo porterà a diventare anche sindaco della stessa cittadina di Riace.

Dall’altra parte invece abbiamo Rosy Canale che dopo la strage di Duisburg, in maniera del tutto autonoma si trasferisce a San Luca e fonda il Movimento delle donne di San Luca e della Locride, il quale  non percepisce fondi pubblici e che per i primi 4 anni viene finanziato in toto dalla sua presidente: la stessa Rosy Canale!

Gli obiettivi in entrambi i casi sono quelli di creare opportunità, formazione ed integrazione sociale per soggetti in condizioni di disagio: in altre parole offrire alla gente la possibilità di una vita migliore, a prescindere dal colore o dall’appartenenza.

Ma ecco che si rivelano due facce della stessa Calabria: l’anima nera e la pelle nera

Due vere e proprie condizioni esistenziali che in Calabria sono in grado di determinare il destino della tua stessa vita: direttamente ed indirettamente.

Chiaramente quando si parla di  anima nera s’intende il marchio di appartenenza ad una organizzazione mafiosa, che all’interno delle  procure non è considerato come una condizione di disagio, di devianza o di possibile recupero. No! L’anima nera è la famosa malavita congenita, il famigerato DNA mafioso, e chiunque ne sia in possesso va solamente eliminato. Altro che opportunità….

La pelle nera invece in Italia è diventata il passe par tout che permette e giustifica tutto a 360*. 

La tolleranza, per non dire l’eccesso di liberismo, utilizzato da certi magistrati nei confronti di alcuni immigrati di colore responsabili di reati importanti ha creato dei precedenti raccapriccianti nell’antologia della giustizia italiana: episodi che squilibriano irrimediabilmente il senso di equità di fronte la legge che dovrebbe essere garantito a tutti i  cittadini. Cosi in questa fase di esaltazione della pelle nera, che fondamentalmente  mistifica  gli interessi nascosti di una becera capitalizzazione del fenomeno dell’immigrazione,  Riace diventa una sorta porto franco dove anche la giurisprudenza cambia il suo istituto e i reati ordinari diventano reati umanitaridove trasgredire consapevolmente la legge italiana diventa disubbidienza civile. 

Si viene creare cosi un vergognoso doppio standard che fa si che quello che vale per una categoria, l’anima nera non valga per l’altra, la pelle nera.

Seguitemi.

Accade che Rosy Canale viene arrestata: le accuse sono di truffa e di malversazione. La qualità delle indagini: pessima, vergognosa, direi dolosa. Vengono verbalizzate in maniera consapevole accuse false, cioè senza alcun riscontro oggettivo,  che però servono a fare solo volume.  Il focus è un finanziamento proveniente da una società privata che non ha mai presentato denuncia. Anzi i vertici di Enel Cuore Onlus più volte interrogati hanno sempre dichiarato di non essersi mai sentiti truffati da Rosy Canale.

Il GIP Domenico Santoro, che chiaramente non ha neanche letto le carte, conferma tutti i capi d’accusa richiesti dalla Procura, anche quelli riferiti a reati materialmente impossibili. Tutto perché dietro questa farsa c’è il potente eroe nonchè famoso procur-attore nicola gratteri. Per giorni giorni la stampa non fa altro che gettare merda sul nome di Rosy Canale. E a farlo sono specialmente quei giornalisti che, guarda caso, inneggiano a gratteri come fosse  il salvatore ed il liberatore di una terra perduta, la Calabria! A chiusura indagini molte delle accuse scompaiono per MANCANZA DI PROVE, ma nessuno dei giornalisti dedicherà un solo rigo alle bugie della procura di Reggio Calabria e/o di Locri. Perché hanno giocato talmente sporco che hanno mischiato le carte persino sulla competenza territoriale, facendo come si dice in dialetto calabrese “CARNE DI PORCO“.  Rosy Canale paga il prezzo di aver cercato  il riscatto delle anime nere, cioè di coloro che per i signori togati devono essere eliminati dalla faccia della terra. Ovviamente senza spargimenti di sangue.

Accade che arrestano anche Mimmo Lucano. Da 21 capi d’accusa di partenza  il GIP li riduce a 2, che restano sufficienti per mandarlo ai domiciliari. Ma pensate, è lo stesso GIP che bacchetta i PM per aver fornito un impianto accusatorio privo dei requisiti di “chiarezza, univocità e concordanza”. 

Parte il programma protezione per Lucano.

Si mobilitano in tanti.

Sono quelli che gridano al complotto contro il sindaco povero e puro di cuore. Cosi per l’arresto di Lucano la magistratura si trasforma d’improvviso in giustizialista, imprecisa, politicizzata, addirittura corrotta…. 

Attraverso una condivisa opera di propaganda anti magistratura messa in campo dalla stampa politicizzata si crea una sorta di pressione mediatica nei confronti di chi accusa Lucano. Potremmo definirlo  un atto d’intimidazione!  Il PM diventa il boia impopolare, che messo all’angolo da tanto clamore, inizia a tentennare,  arrivando a dichiarare che valuterà la possibilità di errori. 

Si scopre che a manipolare azioni e risposte del sindaco sospeso ci sta un giudice EMILIO SIRIANNIpresidente della sezione lavoro della corte di appello di Catanzaro. Riconosciuto uomo di sinistra che in veste politica interviene rilasciando dichiarazioni sul procedimento in corso nei confronti di lucano esprimendo sfiducia nell’operato dei magistrati di Locri. È un atto gravissimo, inaccettabile considerata la carica che il signor SIRIANNI ricopre in nome del popolo italiano. 

È un giudizio che disturba per molteplici ragioni, non in ultimo perché potrebbe essere interpretato da qualcuno come una comunicazione di servizio, a protezione e tutela del suo amico. 

È scorretto nei confronti di tutte quelle persone che oggi in Calabria stanno affrontando un procedimento giudiziario e che non godono di certe influenti dichiarazioni a loro difesa. Ma che cosa siamo diventati???

In tutto questo la stampa di parte  si è trasformata in una sorta di avvocato difensore pubblico. 

Incartano e minimizzano la verità dei fatti senza vergogna e senza considerare che impatto negativo ha tutto questo nei confronti della credibilità del sistema informazione.  Soprattutto cosi facendo si crea un movimento di legittimazione di alcuni reati, che se commessi in certe circostanze non hanno più rilevanza penale. A questo punto dovremmo dire che rubare perché si ha fame non é più un reato!!! Il fatto è che la legge è la legge, e dovrebbe valere per tutti a prescindere dalle circostanze, dagli ideali, dalle protezione o sponsorizzazioni.

È patetico leggere certi articoli, in cui  per ogni  parola che riporta i verbali d’accusa vengono formulate 100 parole a discolpa del sindaco. Si appellano a ogni virgola che possa provare l’estraneità di Mimmo, dipinto come una sorta di  santone: allora chi è il responsabile di queste irregolarità??? È stata persino strumentalizzata  la sentenza della Cassazione che revocava l’obbligo di dimora di Lucano, forzando al  passare quasi per una forma di assoluzione. Siamo alla follia! 

Il Fatto Quotidiano online si riconferma  l’informazione meno veritiera e meno credibile.

Il giornalista Lucio Musolino  ha come immagine di copertina della sua pagina di Facebook una fotografia in macchina con il sindaco di Riace: una sorta di trofeo ma anche se vogliamo una dichiarazione d’intenti. Liberissimo di farlo nella sua sfera personale. Ma quando si tratta di professionalità, di dover scrivere un pezzo a servizio della verità dei fatti e per informare il popolo non sono ammesse simpatie, amicizie, appartenenze, compagni di merenda o inchini a procuratori.  Questo ancora Musolino non lo ha capito, perché non conosce fino in fondo la bellezza del valore della verità che nell’informazione è sinonimo di servizio. 

Infatti i suoi articoli sono la negazione di ogni possibile fondamento del giornalismo, quello vero non quello legittimato  dal possesso di un tesserino, che in Italia ha trasformato tante capre in personaggi con voce in capitolo.   

Quando fui arrestata, come ho detto altre volte, Lucio Musolino aveva ottenuto ” le carte” con largo anticipo da qualche amico della procura a cui probabilmente avrà contraccambiato il favore  con qualche “lisciata”, per non dire altro: la volgarità non ci appartiene!  

Quando a chiusura indagini le accuse scandalose sparirono non scrisse nemmeno una parola per documentare la gente, la quale rimase con l’idea che io mi ero macchiata di certe colpe mai nemmeno pensate.

Se oggi esistessero  davvero giornalisti professionisti fedeli al valore inconfutabile della verità,  molte sentenze di Cassazione relative all’operazione Stige sarebbero state documentate. Sentenze  in cui la Corte Suprema è entrata nel merito dei fatti e ha completamente smontato l’impianto accusatorio. È accaduto con Pasquale Malena delle cantine Cav. Malena, persino con Cataldo Marincola, nipote del boss, ma non per questo mafioso a priori. 

Sono stati sgretolati più  volte gli apparati accusatori su cui verteva l’intera operazione. 

Ma nessuno ha scritto un rigo.

Mi chiedo, perché la stessa stampa che oggi difende Lucano, lo stesso Lucio Musolino  non ha cavalcato anche queste sentenze, pubblicandole a ripetizione e mettendo in dubbio la genuinità dell’operato della Procura guidata da gratteri??? 

Con la stessa passione con cui si grida al complotto per Riace perché non si è parlato di errori nell’operazione BORDLAND in cui le intercettazioni sono due anni precedenti al reato contestato???Perché gratteri non si tocca, o perchè torniamo alla logica della pelle nera e dell’anima nera???

oppure perché difendere un innocente accusato di appartenere alla malavita è impopolare???

Allora è meglio avere un ladro di polli che sconta una pena come fosse un sanguinario boss incallito o forse bisognerebbe avere il coraggio di denunciare questi soprusi???

Mi pare chiaro che la magistratura può sbagliare se hai la pelle nera, ma se c’è la minima possibilità che tu abbia l’anima nera sei praticamente morto. È un concetto agghiacciante ma ci riconduce ad una verità che è sotto gli occhi di tutti. 

Perché, parliamoci chiaro se Mimmo Lucano avesse fatto a San Luca quello che ha fatto a Riace avrebbero già buttato la chiave. Sarebbe stato marchiato con un 416bis e avrebbero dichiarato in una bella conferenza stampa con tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine locali  che il sindaco operava in nome e per conto di qualche cosca. 

Quello che chiamano “modello Riace” è stato messo in campo con decine di migliaia di euro, con soldi della comunità, che a prescindere da come siano stati spesi, sono fisicamente arrivati a Riace. Ripeto a prescindere dalle presunte irregolarità Lucano ha avuto a disposizione fondi con cui realizzare qualcosa. 

A San Luca , quando presiedevo il Movimento delle Donne di San Luca e della Locride in pochi si erano offerti di sostenere i progetti che avevamo messo in campo.  

Iniziative di formazione e primo impiego che avevano un valore straordinario perché avrebbero nel tempo creato una sorta di campione per verificare se a parità di condizioni con un giovane del nord un ragazzo di San luca si sarebbe comunque dedicato al crimine. 

Nei 5 anni anni che ho dedicato al Movimento Donne, senza titolo, patacche e senza stipendi di alcun genere, ho incontrato numerose personalità: dal Presidente della Repubblica a ministri, sottosegretari…

Nessuno ha mai fornito risposte concrete per il territorio di San Luca e della Locride. 

Volevano tutti comparire sugli articoli di giornale in cui promettevano di sostenere, di partecipare, di presenziare: ma alla fine non è mai cambiato nulla. 

Il Prefetto Franco Musolino, uno dei pochi che ha davvero fatto qualcosa per San Luca ci finanziò i macchinari per aprire il laboratorio  tessile all’indomani della festa in Prefettura in cui, a prescindere dai cognomi, le donne di San Luca e i loro mariti entrarono nella Casa del Governo dalla porta, trattati come esseri umani e non come avanzi di galera.

A San Luca c’era una progettualità costruita senza fondi pubblici….esistono ancora 100 mila euro di macchinari per produzione tessile di proprietà del Movimento donne di San Luca che le istituzioni hanno preferito lasciato marcire piuttosto che creare opportunità per le donne del paese mafioso…

Nessuna associazione antimafia di facciata si è offerta di portare avanti quel progetto. 

Nessuno di quei cittadini che sono scesi in strada nella marcia a favore di Mimmo Lucano hanno pensato di andare a San Luca e continuare quel lavoro che era stato violentemente interrotto.  A San Luca hanno l’anima nera e devono essere cancellati dalla faccia della terra….

Cosi la ndrangheta, la corruzione, il malaffare, le scorciatoie insomma il male in Calabria esiste ovunque tranne che a Riace. Li hanno la pelle nera e allora tutto si trasforma in magica accoglienza, che si avvale del tifo di molti ma che in fondo arricchisce solo pochi: indovinate chi???

Attenzione, qui l’unica discriminazione e forma di razzismo che stiamo cercando di sottolineare è quella nei confronti dei calabresi. Per quanto mi riguarda l’immigrazione organizzata con una forma di accoglienza e di integrazione seria è la benvenuta, ma le invasioni pianificate a tavolino e gestite dalle mafie a me non vanno bene. 

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