gratteri: il giustizialismo che distrugge le famiglie

Se qualche megalomane narcisista avesse avuto meno potere o più rispetto per le regole e per la libertà degli altri, oggi, forse, questi due nonnini potevano ancora godersi l’amato figlio.

Assoluzione definitiva per Pasqualino Ruberto.

La Procura ha avuto la decenza di non fare appello, che non è affatto una cosa scontata, anzi. 

Considerato l’accanimento estremista e totalitario con cui vengono trattate le vite di molti innocenti, assistere ogni tanto ad un atto di consapevolezza commuove. La procura di Catanzaro è responsabile del più grande sfracello di anime calabresi, dopo le persecuzioni dei cosiddetti briganti ai tempi dell’unità d’Italia. 

Questo record a gratteri non glielo toglie nessuno: qualcuno cortesemente glielo ricordi, affannato com’è a lasciar traccia di se a tutti i costi nella storia moderna calabrese. 

I suoi compari giornalisti, che negano ai lettori, quindi al popolo, un’informazione seria e veritiera, non scriveranno mai dei suoi primati negativi. Soprattutto del numero interminabile di famiglie che il procur-attore ha distrutto.

23 maggio 2017: Pasqualino Ruberto viene arrestato nell’operazione Crisalide, cioè lo stadio di larva di un insetto o un processo di formazione non completato, ancora in divenire. Un nome in chiara contraddizione con la narrativa da copione del procur-attore che durante la conferenza stampa parlerà di cosche potentissime, radicate, con un gran vivaio di giovani e con un peculiare controllo del territorio…

Ruberto viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa riferita in particolar modo alla sua candidatura a sindaco di Lamezia Terme nel 2015. 

Ed è proprio la campagna elettorale e i possibili tentativi di un condizionamento mafioso il nodo del procedimento stesso. 

L’ operazione Crisalide apre le porte del palazzo comunale di Lamezia alla commissione d’accesso che dopo poco decreta lo scioglimento del comune. E la storia si ripete.

Quello che nessun giornale scrive è che mentre Pasqualino Ruberto era in stato di arresto il padre si è spento dal dolore, per quell’accusa ingiusta e infamante che sporcava il suo nome e quello di suo figlio. Dopo poco si spegne anche la madre. Stesso dolore. 

Oggi Ruberto ringrazia chi gli è stato accanto in questi mesi di vita sotto pressione. Dopotutto queste sono le vicende in cui avviene una forma di selezione naturale degli affetti e dei rispetti: resta chi conta davvero. Il pensiero finale va ai suoi genitori, che molto più di lui sono vittime di MALAGIUSTIZIA. 

Se qualche megalomane narcisista avesse avuto meno potere o più rispetto per le regole e per la libertà degli altri, oggi, forse, questi due nonnini potevano ancora godersi l’amato figlio. 

Speculazione? E perché no? La stessa che usa gratteri per incastrare gente innocente che paga prezzi altissimi e a cui l’assoluzione non cambia poi tanto. Non cancella i traumi, ne la sofferenza personale, ne i danni professionali e ambientali: ma soprattutto non lenisce il lutto profondo della perdita improvvisa di due genitori. 

Il genitori sono quelli che soffrono di più in queste vergognose gogne giudiziarie e mediatiche. 

Una madre al palazzo di giustizia incontra Pasquale Ruberto. Il figlio è coinvolto nel procedimento giudiziario, perché secondo l’accusa avrebbe fatto parte della “squadra dei cattivi” che curava la campagna elettorale di Ruberto stesso. Si scopre per caso, in una panchina del corridoio del tribunale, che Pasqualino Ruberto non ha la minima idea di chi sia questo ragazzo. Mai visto, mai sentito nominare!

E se uno fa attivamente campagna elettorale per te, interno ad un gruppo organizzato, almeno di nome dovresti conoscerlo! Nulla!  

Il ragazzo viene condannato prima dell’estate: le motivazioni riportano anche la campagna elettorale a cui non ha mai partecipato. Ma non solo… 

L’assoluzione di Ruberto risale a maggio 2019: perché la procura nel condannare il giovane non ha minimamente tenuto conto del crollo delle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa per Pasqualino Ruberto? 

Nonostante Ruberto fosse stato assolto, per incastrare il ragazzo, restava in piedi nelle sue motivazioni la storia delle elezioni e del concorso esterno in associazione mafiosa.

Chi non ha la possibilità di leggere certe carte non ci crede a queste tarantelle.

Come non ci credevo io, come non ci credeva la mamma del ragazzo e tutti quelli che ancora nel cuore sperano in una giustizia giusta, che purtroppo in Italia non esiste.

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