gratteri: FEROCIA! Sostantivo femminile singolare

gratteri pubblicamente rifiuta e rinnega quel sistema che lo ha promosso senza merito a procuratore capo, dandogli il potere di distruggere la vita di migliaia di famiglie: alcune totalmente estranee alle accuse. Altre invece con profili criminali se non inferiori certamente alla pari di certi suoi colleghi magistrati, la cui unica differenza è la garantita impunità.

In un mondo che gira alla rovescia, in cui l’illegalità dilaga specialmente nelle corporazioni che dovrebbero servire la giustizia, applicare la legge, rispettare le regole: ecco, in mezzo a questo patetico caos spunta lui, ancora una volta, il solito intramontabile procur-attore e chiede ferocia. Stavolta per i colleghi corrotti…

L’ultima volta che il potente gratteri pronunciò pubblicamente questa parola, FEROCIA, fu in occasione del mio arresto. Il magistrazio lanciò un messaggio chiaro ai suoi servi amici giornalisti, e facendo leva sulla sua acquisita credibilità fondata su mera propaganda antimafia, faceva credere di aver messo a segno chissà quale grande operazione…

gratteri chiedeva ferocia contro una persona che si era spesa per la legalità senza riserve, che era stata appena arrestata, ingiustamente e senza prove, e soprattutto che aveva il diritto di difendersi. Ma conosciamo bene la macelleria giudiziaria e mediatica che produce la Premiata Ditta gratteri.

Nella sua imbarazzante performance quotidiana di salvatore del mondo, oggi il procur-attore in una delle sue consuete passerelle, stavolta al Salone della Giustizia, ha chiesto aggressività bestiale contro i suoi colleghi corrotti. 

Ma l’ipocrisia è il nuovo volto della magistratura italiana, screditata e squalificata nella sua radice più profonda da personaggi squallidi come gratteri che rappresentano quella corruzione vestita di perbenismo che ha inginocchiato l’Italia riducendola ad una terra senza più identità.

Non c’è un particella di verità in quello che dice nicola gratteri. Nessuna!

È solo un ben articolato e perpetuato tentativo di plagio dell’opinione pubblica. E RICORDATEVI QUESTO TERMINE: PLAGIO!

Pertanto, la ferocia secondo gratteri andrebbe usata contro personaggi come Marco Petrini, ex presidente di sezione di corte d’appello di Catanzaro arrestato perché commerciava sentenze. Lo stesso Petrini, fotografato dalle telecamere mentre contava i soldi, ha dichiarato che da oltre 10 anni portava avanti questo fruttuoso business. Intendo quello della compravendita delle sentenze, perché di quello a sfondo sessuale non voglio nemmeno farne menzione per una questione di pudore personale.

I fatti dicono che Petrini non ha fatto nemmeno un mese di carcere: lo hanno mandato a sciacquarsi la coscienza in un candido monastero mentre qualcuno negli uffici cerca tutt’oggi di farlo passare come soggetto inattendibile, o meglio “pazzo”: per evitare che escano fuori i nomi e i tesoretti di altri. 

Mi chiedo: l’onnipotente gratteri che sa tutto di tutti, non sapeva i traffici di Petrini…? Eppure qualcuno a Catanzaro è pronto a giurare di si. E farebbe bene a parlare!

Cosi, stando alle dichiarazioni di nicola gratteri i colleghi corrotti sarebbero esclusivamente quelli che hanno battuto cassa: ma gratteri ci fa, o ci è??? 

L’ostinata negazione dell’esistenza di un sistema, strutturato, criminale, sovversivo è parte di quella narrativa finalizzata a plagiare il popolo: ad offrire una verità manipolata, che non esiste, ma che procura vantaggio a chi ha fatto o fa parte di quel sistema. 

gratteri infatti non parla della corruzione sofisticata di Palamara e dei suoi compagni di merenda. Non dice una parola sugli aggiustamenti dei processi politici importanti, sulle nomine di certi procuratori a capo di procure in cui si processano i nomi illustri della politica nazionale. 

gratteri pubblicamente rifiuta e rinnega quel sistema che lo ha promosso senza merito a procuratore capo, dandogli il potere di distruggere la vita di migliaia di famiglie: alcune totalmente estranee alle accuse. Altre invece con profili criminali se non inferiori certamente alla pari di certi suoi colleghi magistrati, la cui unica differenza è la garantita impunità.

Forse il divino dovrebbe riprendere in mano il codice penale, ripassare o meglio imparare e comprendere il senso profondo dell’art. 318/319, di cui lui in alcuni casi eclatanti si è fatto espressione.

Perché se attraverso l’abile opera di PLAGIO, di cui lui è un massimo esperto, si è riusciti a travestire l’affidamento di un terreno pubblico ad un privato cittadino (a costo quasi zero) con la scusa della sicurezza, allora possiamo anche credere che Marco Petrini prendesse quei soldi da 10 anni non per bere champagne ma per investire sulla figlia disabile. 

La verità che nessuno dice è che in Italia la magistratura delinque e aiuta a delinquere i propri sodali, ma senza mai pagare pena per i propri crimini commessi.

La mafia, la ndrangheta servono solo da paravento per quel popolo plagiato e impoverito che oramai non ha più gli strumenti culturali per capire dove sta la verità.

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