Condanne e motivazioni: quando il processo è solo una farsa…

La montagna di falsità scritte senza vergogna alcuna su un atto ufficiale capace di poter modificare se non addirittura distruggere la vita di un innocente, è qualcosa di talmente inaccettabile quanto drammaticamente reale.

Alla sfilza di operazioni spettacolari a cui abbiamo assistito negli ultimi anni si sono susseguiti un numero infinito di processi: in primo grado tutti vinti dalle procure.

La scenografia stellare che accompagna questo genere di azioni, studiata metodicamente e oramai messa in campo come format di successo, crea chiaramente una sorta di aspettativa nel pubblico, ma soprattutto è divenuta una forma di deterrente nei confronti degli organi giudicanti. 

Se parliamo dell’operazione del secolo il processo che la riguarda deve essere decisamente all’altezza. E non in termini di qualità della ricerca della verità, piuttosto in termini di punizione esemplare, condanna. 

Immaginate che al festival di SanRemo introducessero Celine Dion: il pubblico si aspetta una performance di altissimo livello artistico. Bene , la dinamica è identica. 

All’operazione del secolo vanno abbinate condanne esemplari principalmente per non sputtanare la procura autrice dell’indagine.

La terzietà del giudice fondamentalmente non esiste: sono tutti affiliati tra loro, e tra loro si scambiano favori. Cosi come il libero convincimento risulta essere subordinato alla subdola influenza del Procuratore: quindi libero sulla carta ma assoggettato nella realtà dei fatti. 

Osserviamo i vari processi spettacolo degli ultimi anni, specialmente in Calabria, noteremo che il primo grado è una partita persa. Ma non solo in termini di condanna ma nel senso più profondo del concetto. 

Alle condanne seguono le motivazioni: una prassi ingiusta e inaccettabile, poiché ogni condannato ha il diritto di conoscere i passaggi che hanno portato alla sua punizione all’atto della sua condanna. L’Italia invece è uno dei pochi paesi cosiddetti civili che prima condanna e poi motiva. Spesso passano 90 giorni prima che un uomo condannato a scontare una pena carceraria possa comprendere il motivo per cui è stato punito. 

La pubblicazione delle motivazioni, sulle quali poi si fonda l’appello, è uno dei motivi di massima delusione e frustrazione da parte di condannati, avvocati e familiari.

Le decine di pagine, spesso riempite di pura aria fritta per giustificare una condanna tendenzialmente politica, riportano il procedimento allo stadio iniziale. Significa che sempre più spesso le motivazioni di una condanna non tengono conto nella maniera più assoluta di tutto quello che è stato affrontato, provato e sviscerato all’interno del dibattimento. Tabula rasa. 

Si ignora completamente la funzione del processo stesso che viene sviliti, perdendo ogni autorità e funzionalità nei termini riferiti al diritto alla difesa. 

Ma allora che senso ha fare i processi? Per offrire passerelle ai magistrati di turno? Senza considerare che tutto questo produce dei costi esosi sia per la società che per l’individuo. E non solo: l’impatto sulla fiducia dei cittadini è devastante. 

In molti ignorano questi aspetti: cioè coloro che ancora non hanno avuto a che fare con il pianeta giustizia italiano. Ma l’incontro ravvicinato con la realtà giudiziaria in Italia è spaventoso, atterrisce. La montagna di falsità scritte senza vergogna alcuna su un atto ufficiale capace di poter modificare se non addirittura distruggere la vita di un innocente, è qualcosa di talmente inaccettabile quanto drammaticamente reale. 

Sembra il racconto di un paese da terzo mondo in cui corruzione e ignoranza hanno il sopravvento tra la popolazione: eppure tutto questo accade in Italia. Il paese con il 78% di patrimonio artistico e culturale a livello mondiale. 

Venire coinvolti in un procedimento giudiziario, specialmente in Calabria, è una sorta di nuova tendenza. La lotteria delle anime, in cui sfortunatamente ci si può imbattere. Ma vi garantisco che il trauma non è l’esperienza in se, ma acquisire l’amara consapevolezza che la giustizia in Italia è un estratto di illegalità e abusi. 

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