Calabresi vermi, disse il magistrato…

E mentre gratteri completava le lunghe liste dei maxi arresti, Lupacchini chiamava VERMI i calabresi. Oggi molti calabresi sono in quella pagina Facebook a fare esclusivamente da comparsa, da numero: “perché io sono io, e voi non siete un cazzo…

Ci vogliono due quintali di palle per essere coerenti con ciò che si professa. 

Devi credere senza remore alcuna in quello che esprimi, e quello che esprimi sei tu nell’essenza più vera. Perché il messaggio che diffondi è il dolore che hai provato, è l’esperienza che hai vissuto, è la delusione di avere compreso che in Italia il posto meno probabile dove trovare giustizia è l’aula di un tribunale. 

Ci vogliono due quintali di palle per essere coerenti con ciò che si professa. 

Specialmente in quest’epoca di improbabili leoni da tastiera consumati dalla smania di consenso. L’ascesa degli ipocriti: quelli che hanno vissuto solo e sempre di luce riflessa. 

La guerra dei like, delle visualizzazioni, dei followers. Dove ogni mezzuccio è buono pur di accaparrare, accrescere e soprattutto apparire. Apparire significa esistere in quest’era di somari e di pseudo intellettuali rococò: due facce spaventose della stessa diabolica medaglia.

Ci vogliono quattro quintali di palle per servire il popolo e la patria con dignità e onore. 

L’umiltà di chi ha offerto persino l’estremo sacrifico: senza la pretesa di un riconoscimento, di un titolo o di un posto nella storia. Gli italiani, brutta gente, hanno dimenticato. Oggi abbiamo tra i piedi quattro larve che si fanno chiamare magistrati. Che scalciano, sgomitano, mentono, aggiustano i processi, creano i pentiti a tavolino, incassano mazzette. Ma nessuno sa mani niente! L’era dei procur-attori: personaggi dal narcisismo patologico, caratterizzati da un ego ipertrofico che amano parlarsi o scriversi addosso. Passerelle, convegni, ospitate. E non parlo solo di gratteri! Lui è come la Ferragni: il primo della classe. Ma esiste una miriade di pseudo potenziali “magistrati influencer” che ogni giorno invece di offrire un valido esempio al paese diventano, sempre di più, il caso quotidiano! 

E poi Facebook: il trionfo dello squallore e della viva decadenza dell’istituzione. 

Magistrati con profili e pagine come fossero delle star o degli opinionisti. Post di chiara appartenenza politica: sermoni ridondanti e stucchevoli che somigliano a delle rare masturbazioni mentali che appartengono solo a chi si ritiene un gradino più in su rispetto ai comuni mortali….

Ah che disgrazia! 

Nei commenti delle stesse pagine si leggono i nomi di personaggi legati a delle indagini curate dallo stesso magistrato. Sembrerebbe dal tenore dei post che gli stessi partecipino alla gestione della stessa pagina. Cosi come appaiono evidenti profili falsi che fanno riferimento a elementi legati a famiglie di estrazione mafiosa. 

Non parliamo poi degli articoli a firma di Tiziana Maiolo pubblicati su Il Riformista.  Gli stessi personaggi che alimentano il traffico dell pagina Facebook del magistrato hanno ottenuto degli articoli relativi a delle loro vicende personali e giudiziarie. Sarà un caso… o il metodo gratteri è stato ampiamente adottato anche da chi lo criticava aspramente?

È un circo, disgustoso, dal quale mi sono ben tirata indietro, attraendo tutte le paure di questi poveri malati di protagonismo che hanno attaccato violentemente per difendersi, trincerati dietro un linciaggio organizzato e meticolosamente fomentato che è stato denunciato alle autorità competenti. 

Mi riferisco alla vicenda vergognosa della pagina del magistrato Lupacchini. 

È deprimente pensare che chi muove una critica fondata su certi magistrati debba essere violentata in questi termini. È profondamente screditante per chi mette in atto queste ronde punitive. 

Con somma e intima delusione ho tristemente compreso che gratteri non è il solo: se certi togati avessero la stessa possibilità di esibizione, che fortunatamente non hanno, avremmo un esercito di “gratteri” in Italia.

Ci vogliono due quintali di palle per essere coerenti con ciò che si professa. 

Non ci sono like ne visualizzazioni che cambiano le regole del gioco: il decoro, il contegno e l’integrità di un servitore della giustizia e dello Stato non possono essere svilite per la smania patetica di apparire, esibirsi, e ottenere riconoscimenti a tutti i costi. 

Ma il popolo sfibrato e impoverito di ogni elemento di verità e di critica è il maggiore artefice di questo scempio. La vergogna appartiene al popolo, per aver dato a questi personaggi, gratteri e compagni, laureati in legge e con un concorso vinto, autorità, potere e consenso. 

Prevale una strana sindrome di inferiorità popolare, o potremmo chiamarla atto di auto-discriminazione, attraverso la quale ci si gratifica nel aver un magistrato tra i propri contatti Facebook. E sebbene lo stesso agisca fuori dalle regole del decoro e della riservatezza imposte dal suo ruolo sociale, resta sempre una figura a cui eventualmente sottomettersi. CAXXI!!!

Il popolo vede un procuratore non come un SERVITORE ma come un SERVITO, e per questo ci si inchina. 

Perdonatemi superuomini, ma io mi inchino solo in chiesa. 

Cosi il popolo “bandiera” segue il vento… Va dove vede possibile convenienza, senza malizia. E mentre gratteri completava le lunghe liste dei maxi arresti, Lupacchini chiamava VERMI i calabresi. Oggi molti calabresi sono in quella pagina Facebook a fare esclusivamente da comparsa, da numero: “perché io sono io, e voi non siete un cazzo… 

Oggi i “vermi” servono per fare volume. Di loro non si ha nessuna considerazione. O forse si: di “gente che non capisce niente…”(cit.)

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