Angela Marcianò sindaco: quando la verità diventa attacco personale

Reggio Calabria ha una nuova “santa”: si chiama Angela Marcianò. L’ha consacrata la stessa popolazione che circa 6 anni fa aveva fatto santo il giovane Falcomatà, quello della “svolta”. Poi sempre gli stessi reggini hanno trasformato “belli capelli” nel demonio più nero. 

Certo Giuseppe Falcomatà, come abbiamo già scritto e non ci stanchiamo di sottolinearlo, passerà alla storia come il peggiore sindaco della città: ma, possibile che nessuno si era accorto che questo ragazzo non possedeva nessuna santità???

Giuseppe Falcomatà oltre al cognome non aveva nessuna “special skill” per poter minimamente pensare di essere “promosso” a sindaco della città metropolitana. Qualsiasi altro candidato a pari competenze, senza il cognome e gli appoggi da sfruttare, sarebbe stato scacciato malamente dalla segreteria Pd. Ma ai prodigi operati da Dio si aggiungono anche i miracoli creati a tavolino dagli uomini. Cosi Giuseppe, che non possedeva nessuna visione per Reggio Calabria, nessun programma, venne “imposto” dall’amico Veltroni con la benedizione di Marco Minniti. Stessa regia che lo aveva fatto assumere all’agenzia dei beni confiscati senza che lo stesso affrontasse alcun tipo di concorso. 

In queste ore l’aureola della santità è passata ad Angela Marcianò che, sebbene considerata da molti un bluff politico, viene proposta dagli ambienti pseudo intellettuali e radical chic della città, in via del tutto divina. 

Anche la Marcianò è stata calata dall’alto dall’amico e sponsor nicola gratteri. Piazzata nell’amministrazione Falcomatà come assessore ai lavori pubblici, per via di quella leggenda metropolitana che riconosce a chi possiede una laurea in giurisprudenza un livello morale più elevato. Ma questo enunciato viene ben presto smentito. La signora Marcianò durante il suo mandato  opera ostruzionismo come principio regolatore:  difficilmente assume delle decisioni importanti che rimanda al compianto ingegnere Romano. Come fosse terrorizzata di commettere passi falsi. Non si comprende se questo atteggiamento fosse motivato da una sua profonda impreparazione in materia, da un limite caratteriale o dall’idea remota di un possibile complotto nei suoi confronti. I fatti ci dicono che i rapporti tra la Marcianò e Falcomatà non erano idilliaci: questioni di primato o di visibilità? Non sappiamo.

La nomina dell’assessora nella segreteria nazionale del PD, senza che la stessa fosse tesserata al partito diviene una bomba ad orologeria. Con grande probabilità anche qui la signora Marcianò viene “indicata” e non scelta liberamente da Matteo Renzi, caro amico del procur-attore più famoso d’Italia. La situazione precipita. Il sindaco Falcomatà  decide di “licenziare” l’assessora, accusata di non aver mai fatto gioco di squadra. Ma anche di assenteismo e inadempienza: a volte bloccando le opere nel giorno della loro inaugurazione. 

La Marcianò si vendica, tirando fuori una serie di vicende che chiaramente screditano l’operato di Falcomatà a cui, nei fatti, la stessa “cede”. La vicenda dell’affidamento del Grand Hotel Miramare diventa un procedimento giudiziario. La signora Marcianò viene coinvolta e condannata ad un anno di reclusione dope essere stata giudicata con rito abbreviato. Le accuse sono falso ideologico e abuso d’ufficio. Il Gup Giuseppina Sergi nella sentenza di condanna scrive: “ l’imputata, anziché limitarsi a rifiutare il proprio consenso come avrebbe dovuto, si adoperava per rimodulare la proposta della Spanò ed espungere dal testo quei punti di criticità che il documento da approvare presentava…” Ancora: “certa è invece la consapevolezza e la precisa volontà della donna di accondiscendere alla commissione di quanto apostrofato cone abuso di ufficio, che ella tentava di mascherare con la finzione dell’affidamento diretto ma non esclusivo”. Questi sono i fatti. 

Oggi la signora Marcianò si propone alla guida della città metropolitana, sulla scorta di una santità che a mio avviso non possiede, cosi come i suoi sponsor. È mio diritto, visti i trascorsi, domandarmi se il suo mandato potrà essere condizionato da terzi: a prescindere da chi questi siano. Le stesse presentazioni suggestive che sono state proposte alla popolazione reggina per il giovane Falcomatà vengono oggi riproposte per la giovane Marcianò, che ha dato prova di non essere capace di completare un percorso amministrativo senza mettersi nei guai. 

Non solo. La signora si propone come alternativa di centro destra, dopo essere stata interna e al servizio del Partito Democratico. Anche questo è un elemento di profondo disorientamento per gli elettori. Vogliamo sapere quali sono i valori che muovono la signora Marcianò.

Infine in termini di elettorato è innegabile che la stessa non abbia mai partecipato ad una corsa elettorale: non esiste un consenso spendibile in termini di voti, ma solo una grandissima incognita. 

Ripeto con forza che questi sono i fatti. Che vi piacciano o no.

A Reggio Calabria la verità brucia. Qualcuno ha parlato di un mio attacco personale ad Angela Marcianò: permettetemi di sorridere. Esiste una visone piuttosto provinciale non solo della concezione in se del confronto politico ma soprattutto del concetto di comunicazione elettorale. A quale elegante senso di omertà vi appellate per negarmi il diritto di critica ma soprattutto di espressione??? Io riporto dei fatti inconfutabili. E chi prende le distanze dai fatti è lontano dalla realtà delle cose. 

Reggio Calabria vive un torpore deprimente. Manca ogni tipo di contraddittorio. Sono tutti per la maggior parte allineati. Il “politically correct” che regna a Reggio Calabria è un atteggiamento dominato dalla paura. Ed è essenzialmente questa strizza che ha definito questa città, che vi ha chiuso la bocca, che vi ha condannato a subire e patire, ponendo questo paradiso negli ultimi posti mondiali in termini di qualità di vita. 

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